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Garza Iodoformica si o garza no?

Pochi giorni fa si parlava tra colleghi sul beneficio, o meno, dell’utilizzo delle garze allo Iodoformio per la gestione delle LDD (Lesioni Da Decubito).

Si è notato che non c’è niente che riguardi la EBN su questa situazione e la cosa è davvero compromettente:

1)Si rischia di continuare a fare errori professionali e non migliorare la nostra figura;

2) La situazione potrebbe essere sfavorevole per tutti quei pazienti che, in buona fede, si fanno medicare da questi sistemi. Riportiamo per intero un articolo, datato, ma di grande rilevanza, specialmente la parte finale, in cui vengono mostrati, o almeno spiegati, gli effetti nocivi di suddetti presidi.
Si potrebbe facilmente parafrasare il titolo di un famoso film per tentare di rappresentare la mancanza di lavori di ricerca sull’utilizzo di uno dei presidi probabilmente più utilizzati nella cura delle lesioni: la garza allo iodoformio Sempre con l’intento di cercare quali evidenze (intese come studi clinici che dimostrino dei risultati) sostengono le scelte assistenziali, siamo andati a cercare se e con quale efficacia è stato descritto questo prodotto. Diciamo subito che i risultati della ricerca nelle banche bio-mediche conosciute sono molto scadenti. Non c’è nulla di recente riguardo all’efficacia (miglioramento delle condizioni della lesione; riduzione delle infezioni grazie al suo potere battericida; riduzione del dolore durante il cambio della medicazione; miglioramento della compliance, valutazione del rapporto costo/beneficio, ecc.) né questi esiti sono stati mai valutati nell’uso di tale presidio. Ci rimangono le indicazione del produttore che riportiamo fedelmente. Qualche articolo sulla tossicità del prodotto e alcune considerazioni circa un presidio che, in virtù dei principi su cui si basa, non dovrebbe essere utilizzato. La definizione (da dizionario medico) Sostanza antibatterica prodotta per azione dello iodio sull’acetone in presenza di alcali. Le indicazioni all’utilizzo (da parte del produttore) Medicazione da applicare su piaghe da decubito, destinata a tenere sotto controllo il microambiente della ferita; la sua azione battericida permette una prolungata permanenza della garza sulla ferita, riducendo la frequenza dei cambi Non è prevista la sterilizzazione da parte dell’utilizzatore in quanto la presenza dello iodoformio impedisce la proliferazione batterica. La compatibilità con altri prodotti (da parte del produttore) L’utilizzo di sostanze alcaline, acqua ossigenata ed ossidanti comporta una decomposizione dello iodoformio con liberazione massiva di iodio compromettendo la funzione antisettica. Altre incompatibilità con il nitrato d’argento (si decompongono a vicenda) e il calomelano (formazione di ioduro di mercuriali) Le modalità di conservazione (da parte del produttore) La garza allo iodoformio deve essere conservata a temperatura ambiente, in un luogo asciutto ed al riparo da polvere e luce; una non corretta conservazione può provocare una decomposizione dello iodoformio. Il problema della tossicità Nel 1992 alcuni Autori (1) che lavoravano presso un Centro Antiveleni francese, segnalano tre casi di intossicazione dovuta all’uso di garza allo iodoformio al 10% su lesioni estese. Vengono riferiti sintomi neurovegetativi (tachicardia, vomito) allucinazioni e un caso di stato comatoso. Dopo un periodo di sospensione della medicazione a base di iodoformica da 3 a 8 giorni, i sintomi regredirono. Gli Autori suggeriscono come il problema della tossicità della iodoformica risulti misconosciuto se si valuta la rarità delle pubblicazioni relative ad intossicazione in rapporto alla quantità di iodoformica venduta. Nel 1994 altri Autori (2) riportano un caso di tossicità causata da una medicazione di iodoformica al 5% utilizzato come tampone chirurgico per fermare un’emorragia in cavità pelvica conseguente ad una resezione di un adenocarcinoma del retto. Gli Autori concludono che nonostante il frequente uso di iodoformica in ambito chirurgico, i segni e i sintomi dell’intossicazione da iodoformica possono essere facilmente confusi con quelli di altri sindromi. Una revisione della letteratura a tale riguardo indica che tale evento non è così raro ma probabilmente poco identificato. Nel 1998 la benda allo iodoformio è stata messa “ in soffitta” dalla Food & Drug Administration americana assieme ad altre 29 sostanze farmaceutiche che non hanno la garanzia come prodotti “sicuri” e/o in attesa della necessaria documentazione. Considerazioni Non esistono in letteratura lavori sull’utilizzo della garza iodoformica e sul suo dosaggio nelle lesioni cutanee. Il suo uso è quindi riconducibile a scelte non sostenute da alcuna prova di efficacia. Nonostante manchino dati certi circa il suo utilizzo, dai dati delle ricerche epidemiologiche dell’A.I.S.Le.C si può desumere che l’utilizzo di garza asciutta (e alla stessa stregua di iodoformica) è ancora molto diffuso In definitiva, la garza iodoformica agisce in contrasto con i principi riconosciuti validi per la guarigione delle lesioni, in particolare: • non permette la formazione di un microambiente umido • aderisce al fondo della lesione da decubito provocando dolore al cambio della medicazione • ritarda il processo di guarigione in quanto asporta lo strato di cellule nuove dal letto della lesione • non è stata dimostrata mai una efficace azione battericida in quanto lo iodoformio si decompone in presenza di luce e a contatto con l’essudato della lesione lo iodio si inattiva rapidamente • necessita di frequenti sostituzioni quotidiane e rappresenta pertanto una diseconomia in un’ottica di attento consumo di risorse

Bibliografia
1. Harry P, Bouachour G, Tirot P, Chennebault JM, Cailleux A, Allai P, Alqueir P,“ Iodoform
poisoning, 3 cases” J Toxicol Clin Exp 1992; 12(1):35-42)
2. Martins CA, Velasco ED, Garcia JA, Caetano R: ”Poisoning caused by exsternal use of
iodoform” Rev Hosp Clin Fac Med San Paulo 1994; 49(4)177-8
3. Michael F. Conlan: ” Bulking up” Drugs® Topics Archive November 02, 1998

Proprietà A.I.S.Le.C. © TUTTI I DIRITTI RISERVATI

A cura di Alberto Apostoli, Andrea
Bellingeri, Raffaele Attolini

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