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COSA, COME, QUANDO E PERCHE’: LA PMA IN ITALIA

L’infertilità rappresenta un mondo indipendente, al cui interno confluiscono sorgenti sociali, politiche e più strettamente scientifiche. Prima di tutto questo nuovo mondo va compreso così da poter definire al meglio il ruolo dell’infermiere, sempre più autonomo e protagonista, non solo nel “fare” ma in una dimensione più strettamente psicologica, sociale e intellettuale.
La prima domanda che dobbiamo farci è : cos’è l’infertilità? Su quali parametri una coppia si definisce tale?
Per sterilità si intende il mancato concepimento dopo un anno di rapporti e si differenzia sostanzialmente da sterilità (incapacità di produrre un feto vitale). Tuttavia i termini di sterilità e infertilità vengono spesso confusi, provocando ulteriore caos a un’esperienza complessa che si nasconde dietro un percorso di PMA.
Secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità il 15% delle coppie che vivono nei paesi industrializzati sono protagoniste di questo fenomeno, un numero che sempre secondo l’OMS tenderà ad aumentare.

Facendo una breve paronamica sulle possibili cause di infertilità è necessario distinguere le cause maschili da quelle femminili. Le cause di infertilità maschili possono essere ormonali, testicolari e post-testicolari. Un’alterazione ipotalamica/ipofisaria o un deficit testicolare alterano sensibilmente la produzione di ormoni sessuali. L’ipogonadismo ipo/ipergonadotropo può essere ricondotto a traumi, cause genetiche, patologie endocrinologiche, radiazioni o agenti tossici. Un’alterazione nel processo di produzione di spermatozoi definisce propriamente la causa testicolare, a questo contribuiscono cause di ogni genere dalle infezioni uro-genitali, al varicocele e al criptorchidismo. Per cause post testicolari si intendono tutti quelle complicazioni a carico del trasporto degli spermatozoi dall’interno dei testicoli all’esterno, come per esempio le ostruzioni congenite o da infezioni del tratto genito-urinario.
Le cause femminili sono organizzate in due grandi gruppi: ormonali e meccaniche. La diagnosi ormonale si basa principalment,e ma non solo, sul dosaggio del FSH e LH (considerevolmente aumentati in situazioni di riserva ovarica compromessa). Cause di natura meccanica possono essere ricondotte a: iperplasia endometriale, polipi, endometriosi, fibromi, malformazioni.
In base al livello di complessità assistenziale i percorsi di PMA sono distinguibili in tre grandi aree:
• I° LIVELLO: rapporti mirati e inseminazione, in questo caso la stimolazione ovarica può non essere presente nel percorso terapeutico.
• II° LIVELLO: la fecondazione in vitro (FIVET).
• III° LIVELLO: ICSI ovvero l’iniezione introcitoplasmatica spermatica, l’iniezione di un unico spermatozoo all’interno della cellula uovo.
L’appartenenza terapeutica ad un livello piuttosto che ad un’altro è correlata principalmete all’età e alla causa. L’età assume un valore particolare, specialmente quella della donne, infatti il concetto che il concepimento sia direttamente correlato al fattore età non è cosa nuova. Il periodo maggiormente fertile è tra i 20 – 25 anni di età, si mantiene sufficientemente importante fino ai 35 anni per poi avere un calo fino ai 40 anni, dai 40 anni il livello di fertilità si abbassa considerevolmente.
Secondo il Ministero della Salute e in particolare il Registro Nazionale di PMA, i centri che si occupano di procreazione medicalmente assistita in Italia sono 357. Secondo una relazione del Ministero della Salute del 2011, i centri sono così suddivisi nel nostro paese: “la macro area del Nord Ovest presenta una maggioranza di centri pubblici e privati convenzionati, quella del Nord Est presenta una parità di offerta della tipologia di servizio, mentre nel Centro e nel Sud sono maggiormente rappresentati i centri privati” (http://www.iss.it/binary/rpma/cont/relazione_al_Ministro_della_Salute_sulla_PMA_attivit_2011.pdf ).
Un percorso di PMA per una coppia rappresenta un iter spesso complesso. La preparazione culturale al percorso di PMA non è circoscritta all’ambito medico ma vi è sempre un crescente interesse per l’aspetto infermieristico. L’infermiere ricopre un ruolo centrale sia nel lavoro di equipe ( insieme a medici e biologi) sia nella gestione terapeutica della coppia. E’ infatti la figura alla quale la coppia si rivolge spesso in prima battuta sia per rispondere a dubbi e a perplessità sia per essere ascoltati attivamente durante il percorso stesso. L’infermiere visto quindi non solo come mero esecutore, senza nulla togliere al “fare”, ma sempre più protagonista intellettuale di una realtà nuova e complessa come quella della PMA.

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