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Il caso “Sarah”: Ma è possibile mai? (parere personale)

In questi giorni si sta vivendo un vero processo di “over media” in cui, purtroppo, tutte le “testate” nel web che parlano di argomenti sanitari si sono gettate a capofitto: quello della soccorritrice Sarah.
Per chi non lo sapesse: Alcuni giorni fa il caso di un minorenne deceduto per una pasticca di Ecstasy presa in una nota discoteca  della Riviera ha scatenato pareri avversi. Facile per chi non c’era. Meno facile per chi questa disavventura l’ha vissuta sulla pelle. E’ il caso di Sarah, futura Infermiera che quella sera era in servizio presso il 118.

La collega ha riportato, poi, un pensiero empatico sul suo profilo che è stato travisato, a mio parere, e preso di mira.

Sarah arrabbiato col mondo, arrabbiata con un Dio, arrabbiata con tutto quello che circonda quella circostanza ha espresso un parere personale, una pensiero, uno sfogo. Tralasciando PERO’ dettagli, nomi e camuffando altro. Da questo punto di vista nessuna obiezione, anzi…

I pareri personali devono restare fuori dalla stesura di un articolo e quindi mi limiterò ad analizzare la cosa in modo oggettivo.

Credo che, nel nostro lavoro, specie nel settore dell’ urgenza / emergenza, ogni tanto ci sia dovuto uno sfogo. Alla fine noi siamo dei contenitori di tutto quello che vediamo e facciamo, ma prima o poi qualcosa dobbiamo far trapelare o si rischia di scoppiare. La collega di cui sopra ha semplicemente fatto questo: espresso in un momento di rabbia un pensiero per un 16enne deceduto sotto i colpi del suo massaggio cardiaco. Un massaggio cardiaco durato 90 minuti. Ben oltre i protocolli, ben oltre le aspettative. Ma Lei (e loro) ci hanno provato. Fino alla fine. Fino allo stremo delle forze.

Puntarle il dito addosso serve a poco, o forse non serve proprio.

Sarah ha fatto il suo DOVERE, perché è di obblighi e doveri che si parla quando si intraprende una certa professione: sai che sei l’anello, o che potresti essere, di giunzione tra la vita e la morte. Fai di tutto, ti adoperi, ti sfianchi, ci provi e ci speri affinché il tuo operato sia positivo.

Purtroppo spesso non succede, entrano in ballo un milione di altre situazioni, di effetti collaterali che, nonostante preparazione e tenacia, non possono essere eliminati. E’ stato forse questo il caso, il fato, il destino…

Potremmo stare ore a parlare su come e dove si sono mossi i colleghi del 118 e del P.S. che sono intervenuti sul 16enne, ma a cosa servirebbe? Ad alimentare altre polemiche?
Quelle lasciamole ai politici, noi non ci occupiamo di polemica.
Tornando alla collega vorrei precisare due cose fondamentali: Nonostante abbia massimo rispetto per chi svolge questo lavoro e ha intrapreso questa vita, chiamare INFERMIERA una persona non iscritta al Collegio, non laureata mi sembra eccessivo. Non che la differenza la faccia un pezzo di carta, ma visto che in questi giorni la parola infermiere viene travisata e scambiata anche per parlare di “portantini”…Sinceramente non ci sto. Chiamiamo le cose con il proprio nome: SOCCORRITORE. E se proprio non ci piace, utilizziamo il termine Tecnico dell’ emergenza sanitaria. STOP.
Altra cosa: tollero ancora meno tutte queste persone che, a zero esperienza, prendono il lusso di esprimere un giudizio (positivo o negativo che sia) solo per avere un momento di “gloria”.
Infine coglierei l’occasione per dire, senza citare fonti o nomi, che gli articoli scritti solo per attirare l’attenzione sono i più dannosi: In alcuni ho letto nome e cognome di un ragazzo MINORENNE deceduto. In altri ho letto di prese di posizione, addirittura di parla di provvedimenti disciplinari o altro. Ma per cosa? Avete un minimo di conoscenza a riguardo? Sapete in quale limite di oltrepassa la privacy? sapete che ritardare la laurea di una persona che ha fatto solo il suo lavoro per colpa di un articolo scritto male e interpretato peggio è veramente una MERDA?
Quindi concludo, senza link ad articoli, senza altre faccende, dicendo: facciamola finita. Lasciamo stare la collega e non diamo adito ad altre chiacchiere da bar.

Non mi nascondo dietro un articolo, sono comunque aperto ai vostri pensieri purché costruttivi.
Alessio

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